L’Archeologia e le arti performative a Baratti: Nostoi

Foto di fablab / Flickr (licenza CC) - https://flic.kr/p/8v1wWa

Sabato 28 e domenica 29 marzo nella Necropoli di San Cerbone, Parco Archeologico di Baratti e Populonia 30 giovani artisti italiani e tunisini lavoreranno insieme al regista Michael Marmarinos per “animare” i resti archeologici e coinvolgere il visitatore in un’esperienza unica. Il 16 e 17 maggio l’esperienza si ripeterà nel sito di Cartagine Byrsa, in Tunisia

 

Nostoi – storie di ritorni e di esodi è una nuova esperienza di visita ai siti archeologici, che vengono raccontati attraverso i linguaggi delle arti contemporanee: nasce , un progetto di cooperazione internazionale tra Italia, Tunisia e Francia, teso a incoraggiare lo scambio tra operatori culturali del bacino del Mediterraneo e il dialogo e la mobilità tra giovani artisti, favorendo la creazione di progetti comuni.

Progetto Nostoi a Fiesole

Il regista Michael Marmarinos a Fiesole, in una fase del cantiere italiano del progetto Nostoi

In lingua greca, Nostoi vuol dire “ritorni”: il nome prende spunto dal ciclo epico che racconta il ritorno in patria dei Greci dopo la distruzione di Troia, di cui fa parte l’Odissea e il peregrinaggio di Ulisse verso Itaca. L’iniziativa, un progetto che coniuga scienza e arti performative, si sviluppa in due cantieri di residenza artistica, durante i quali 30 giovani artisti italiani e tunisini, selezionati tra centinaia di candidati, lavoreranno insieme per la prima volta, guidati in Italia dal regista greco Michael Marmarinos e a Cartagine Byrsa dall’artista tunisino Kais Rostom, scenografo, pittore e musicista.

Il cantiere culminerà sabato 28 e domenica 29 marzo nella Necropoli di  San Cerbone, nel Parco Archeologico di Baratti e Populonia, in provincia di Piombino (Li). Durante le due giornate di visita, la storia della necropoli – uno dei monumenti più importanti della civiltà etrusca, situata ai piedi della collina dove sorgeva la città di Populonia, nota fin dall’antichità per l’intensa attività metallurgica legata alla produzione del ferro, si svelerà attraverso l’espressione, il movimento e i suoni veicolati dagli artisti, creando un’esperienza narrativa inedita e unica. Secondo il principio ispiratore di questo progetto, il visitatore per entrare davvero in contatto con il sito archeologico, deve mettere in atto un “rito”: saranno quindi le diverse arti performative il mezzo attraverso il quale si potrà conoscere la storia del sito, trasformando la visita in un dialogo con il luogo.

L’esperienza artistica proseguirà poi a Cartagine Byrsa, in Tunisia, dove gli stessi 30 artisti lavoreranno con Kais Rostom, con il coordinamento del Teatro Nazionale di Tunisi, diretto da Fadhel Jaibi. Il secondo cantiere artistico culminerà nella due giorni aperta al pubblico, il 16 e 17 maggio (www.nostoi.eu).

Dice Michael Marmarinos: “Come possiamo trasformare i dati storici e archeologici di un sito in una esperienza per il visitatore? Nostoi è il primo passo di un percorso di ricerca di un modello di archeologia narrante, un progetto innovativo che coniuga sapere scientifico e artistico per rivelare un modello potenziale che possa essere applicato in qualsiasi sito archeologico. Il modello infatti vuol rivelare la particolare teatralità di un luogo e le sue potenzialità interattive. L’intento è quello di creare una rete che possa sostenere nel tempo questa esperienza pilota trasformandola in un dialogo culturale vivo e attivo”.

L’ispirazione

Progetto Nostoi a FiesoleUna delle domande fondamentali che si pone il regista Michael Marmarinos è questa: perché andiamo in un sito archeologico? La sua risposta è: per dare voce, corpo, bocca al sito; per fare parlare il sito, altrimenti muto. È questo il punto, il momento in cui le performing art vanno a interferire col progetto. Non si tratta, infatti di fare uno spettacolo in un sito archeologico.

L’ispirazione del percorso è la metafora della nekyia, il rito che compie Ulisse nell’Ade per conoscere e comprendere i segreti rivelati dai morti, che gli permetteranno di tornare a Itaca.

Ulisse infatti non può tornare a casa senza la profezia di Tiresia. Per arrivare all’incontro e iniziare la visita all’Ade, Ulisse deve eseguire un rito. Da un punto di vista drammaturgico, la difficoltà essenziale nella rappresentazione della nekyia è la distanza della condizione tra Ulisse e le anime che abitano l’Ade, che è una doppia distanza: spaziale – un altro mondo – e temporale – la vita/la morte.

Per cercare di stabilire una connessione, Ulisse mette in atto un rituale, costituito da elementi estremamente precisi. Il rituale rappresenta uno strumento necessario che lega l’uomo al non conosciuto e, in questo caso, al tempo e alla sua frammentazione. Il rituale in questo mondo rende la visita di Ulisse all’Ade, che senza di essa sarebbe una visita a fantasmi in un luogo buio, una esperienza. La nekyia di Ulisse diventa quindi una esperienza di visita del passato (i morti) per conoscere il suo futuro (attraverso la profezia di Tiresia).

La metafora che guida questo modello è proprio questa, la nekyia di Ulisse: il visitatore è come Ulisse che, vivo, va a visitare un luogo ora morto, abitato ora da morti, il sito archeologico. L’esperienza di Ulisse nel regno dei morti è una esperienza personale, non è una visita: Ulisse, per fare parlare le anime dei morti, deve compiere qualcosa, e quel qualcosa è il rito. Se fosse un semplice spettatore non capirebbe nulla e fuggirebbe o morirebbe, vinto, dalle regole di quel mondo.

Come il rito in Ulisse, le arti performative sono l’interferenza, il mezzo che trasforma la visita in esperienza, dando voce, corpo, bocca al sito archeologico. Il senso del progetto non è quello, infatti di fare uno spettacolo in un sito archeologico. Si può mettere in scena il Prometeo, l’Amleto, Bertolt Brecht, o la Lehman Trilogy, ma il sito non parlerebbe, sarebbe semplicemente uno scenario, una quinta, seppur bellissima, ma muta. Nostoi vuole invece provare a provocare il singolo sito a dire la propria storia, dare nome e voce a un sito che, di per sé, è silenzioso. Come lo sono i morti per Ulisse, se non bevono il sangue versato nel rituale.

Il progetto

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Capofila del progetto europeo “Nostoi”, che ha preso il via nel 2013, è Cooperativa Archeologia, realtà imprenditoriale nel settore dei beni culturali in Italia (fondata a Firenze nel 1981); i partner sono Fondazione Fabbrica Europa per le Arti Contemporanee – responsabile della parte artistica del progetto; il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (Cnrs) di Marsiglia – la maggiore organizzazione di ricerca pubblica in Francia; il Teatro Nazionale di Tunisi; l’Agenzia per la Valorizzazione e la Promozione dei Beni Culturali (Amvppc), che fa capo al Ministero della Cultura della Tunisia. Il progetto è stato selezionato per un finanziamento nell’ambito del primo bando per progetti standard lanciato dall’Unione Europea nel quadro del programma di prossimità ENPI CBC Med.

Nostoi è un progetto di ricerca e di cooperazione internazionale tra Italia, Tunisia e Francia sul dialogo possibile tra archeologia e performing art (arti performative) che ha l’intento di promuovere i siti archeologici attraverso i linguaggi delle arti contemporanee. Il progetto è anche concepito per incoraggiare lo scambio tra operatori culturali del bacino del Mediterraneo e il dialogo e la mobilità tra giovani artisti, favorendo la creazione di progetti comuni. Il progetto è sostenuto dal programma europeo ENPI CBC Med

Sono partner associati dell’iniziativa la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana; l’Università degli Studi di Firenze – Dipartimento di Scienze dell’Antichità “Giorgio Pasquali”; Laboratorio Nove; il Theseum Ensemble e il Centro ellenico dell’Istituto teatrale internazionale di Atene. Inoltre, “Nostoi” si svolge in collaborazione con Parchi Val di Cornia Spa ed è inserito negli eventi dell’Anno dell’Archeologia 2015 della Regione Toscana. Partner tecnici: Omikron e Tempo Reale.

Gli artisti partecipanti per il progetto “Nostoi – storie di ritorni e di esodi” sono: Costantino Buttita, Francesco Calistri, Gemma Carbone, Elena De Carolis, Sara Fallani, Alessandra Guttagliere, Sena Lippi, Marco Malevolti, Emanuela Masia, Cristina Pancini, Veronica Rivolta, Matteo Tanganelli, Valeria Meneghelli, Habib Nemri, Mariem Turki, Abir Cherif, Arbia Abbassi, Asma Slaimi, Salma Ben Lagha, Hela Ben Amar, Najla Arous, Rawya Ibrahmi, Amine Makni, Mohamed  Ksouri, Hamdi Samaali, Zied Ben Slama, Moez Achouri, Marina Arienzale, Pamela Barberi, Serena Gallorini, Simona Arrighi, Francesco Canavese.

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